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Il sacrificio dei miei occhi
split Contrasto (7 2009)
Non ho mai saputo cosa fosse un sacrificio
Fino a quando non sono stato sacrificato
Credevo in un mondo stupendo ma era poca cosa in fondo,
le certezze e le gioie bellissimi cristalli ora distrutti…
è tutto perso…
non sono in grado di ricordare (ritrovare) i ricordi.
E la ferita…si, la ferita è aperta. È uno squarcio nella mia vita
Ho urlato in silenzio la parola ma tu non mi hai udito
I miei occhi… mi hai strappato gli occhi e a stento me ne sono
riappropriato … e se vita non ti posso dare, accetta sua sorella
Adesso non ti vedo più, non ti voglio più vedere.
Lasciami stare, lasciami qui. dove sono sempre stato e dove vorrò sempre restare.
Ti sto ferendo ma non aver paura. Io sono morto da tempo.
(dentro me) il tuo nome era inciso sulla pietra. Ora è appena
percettibile sulla sabbia.
Un vento gelido sta soffiando…e ha già soffiato … ricorda, non
ho mai saputo cosa fosse un sacrificio, fino a quando tu non mi
hai sacrificato. E per questo, ti ringrazio.
Sangue che vive
split Contrasto (7 2009)
Quanto tempo ancora dovrò percorrere
questo sentiero non posso saperlo.
Le mete sono lontane, miraggi
in un mare denso e scuro
Sono caduto già troppe volte
Ma sempre le vostre mani ad alzarmi
e le vostre voci a scaldare il mio cuore
Capirsi con gli occhi e piccoli gesti
Avvinghiarsi e abbracciarsi per non morire
Intorno è freddo…è così freddo
Lo so fino ad ora non è stato così facile
I nostri percorsi si sono più volte intrecciati
Fermatevi qui un attimo e giratevi
Ammirate ora la bellezza di questi disegni
...la vetta è lì. Amici, stringetevi,
stringetemi, stringiamoci
Così che io possa sentirvi il respiro
La forza e il cuore, il sangue che vive
Della mia carne, dei miei fratelli
Il sentiero che ho scelto è buio, più vado avanti più si
fa scuro, non riesco a vedere i miei passi, non riesco
a vedere i miei occhi.
Ma stringo qualcosa nelle mani.
Forte. Vive. Stringo altre mani. Le vene si uniscono, il
sangue mi fluisce in corpo. Il vostro stesso sangue , il
nostro stesso sangue (ed è così dolce)
Stringo…e faccio un altro passo
favola di Topi
split Gargantha (7" 2008)
E così quel che ci hanno dato sono solo due piccole luci nel buio
Due fiamme accese nell' oscurità della stupidità
Ma noi sappiamo cosa sono, si lo sappiamo
Sono i piccoli occhi di un minuscolo topo…vita
Che salta, corre e grida di felicità
Ed ora esce dalle sue sbarre e segue la sublime melodia
Il pifferaio magico è li vicino a lui
E lo sente bene, lo segue, si, ne è rapito
Insieme percorrono strade che portano altrove
Verso luoghi magici e fatati
Dove possono gioire l’uno dell’altro
Senza dover rendere conto a nessuno
Dove sono considerati per ciò che sono
non per ciò che hanno fatto
Ma ora, il topo non è più solo
Sono tanti, sono infiniti
Il pifferaio con la sua melodia li porta via
Li allontana da chi vuole loro male
Li raduna tutti e fa con loro danze e giochi
Parla con loro, li capisce
E’ come loro
I topolini iniziano a piangere perché sanno che non potranno restare con lui
In quel luogo fatato per molto ancora
Lui li consola
“amici cari non disperate perché se non vene siete ancora accorti,
questo luogo è la vostra anima. Io vi ho solo portati dentro di voi.
Qui potete essere felici e giocare quanto volete senza che nessuno
Vi possa fare nulla. La musica è solo uno strumento, nulla di più.
Solo un pretesto per essere vicino a voi. Siate forti.
Con i vostri pensieri potrete sempre venire a trovarmi. Io vi accoglierò sempre come
fratelli. Uno muro non potrà mai fermare la vostra volontà.
Ora però voglio raccontarvi una favola:
…e così quel che ci hanno dato sono solo due piccole luci nel buio…”
Carcere. Galera. Prigione. Ciò che ci circonda è quel che qualcuno ama definire una società evoluta, un sistema basato sulla crescita e sullo sviluppo economico, un insieme di meccaniche e rapporti creati per incrementare e migliorare l’uomo.
È tutto falso…e non è nemmeno necessario cercare tanto a fondo i punti deboli dell’ingranaggio, il momento in cui i costruttori di civiltà mostrano il loro vero volto. In un’istituzione come il carcere è visibile quanto di più malefico sia stato in grado di generare il pensiero umano.
Un luogo chiuso, in cui segregare i suoi simili, costantemente sorvegliati e minati nei loro più intimi attimi. Nessuna altra specie animale al mondo è riuscita in un opera così degradante.
La galera rappresenta solamente la sicurezza di poter ricattare gli uomini, il luogo su cui far leva per piegare e uniformare i rapporti sociali. Tutti i problemi che vengono riscontrati trovano giusta collocazione in una struttura tale, quando non è più possibile modellare e appiattire.
Ecco allora che tutti i fastidi vengono rinchiusi dentro la prigione. Vengono tenuti li dentro, per vari periodi temporali. Giorni, mesi, anni. Intere vite. Il danno è proprio in questo. Il problema viene solamente allontanato da coloro che hanno capito come si fa a stare al mondo, non si trova più sotto gli occhi di tutti, incapace di poter “nuocere” nuovamente. Il problema resta immutato e isolato solamente per un periodo di tempo, quando questi scade il problema rientra a far parte dell’ingranaggio, solamente con la consapevolezza in più che esiste la possibilità che venir rinchiuso ancora come unico deterrente alla sua libertà. Il carcere crea solamente terrore, non risolve i problemi.
Se così non fosse dal momento della sua creazione, agli albori delle società, la continua educazione avrebbe dovuto fondare quei parametri necessari ad un sua continua ed inevitabile inutilità, fino ad divenire completamente inutilizzato. Ma l’educazione questo non ha fatto, e nemmeno a questo mira, l’educazione è comunque manipolata e indottrinata da coloro che considerano necessario e indispensabile il carcere. L’educazione moderna (così come quella passata) deve creare del reddito, deve creare dei beni, non deve formare consapevolezza individuale e collettiva.
Siamo tutti stati formati bene o male allo stesso modo, siamo tutti pregni di quei falsi valori che vengono impressi nella mente di un bambino, quei valori che ci fanno vedere nemici l’un l’altro, quella fede unica e inamovibile che ci vuole consumatori e piccoli meccanismi per il movimento del denaro. La prima vera battaglia da combattere per considerare e vedere la galera come è realmente è con noi stessi, con la nostra pigrizia nel considerare un problema risolto solamente quando non lo vediamo, con la nostra ipocrisia nel non consideraci parte dei fattori scatenanti al crearsi di quel problema.
Non volgiamo vedere a monte, cerchiamo la soluzione più facile ed economica (ancora una volta), e crediamo sia giusto che chi ha commesso un “crimine” debba pagare con la propria libertà. La prigione altro non è che uno specchio, uno specchio nel quale tutti noi ci riflettiamo, che mostra quello che siamo, siamo tutti potenziali prigionieri e allo stesso tempo siamo tutti secondini. I problemi vanno capiti e si trovano prima di tutto dentro noi stessi, e non è assolutamente possibile generalizzare (cadremmo nello stesso errore dell’ingranaggio)… ogni problema necessita una soluzione adeguata. Nessuno dice che sia facile, ma nemmeno impossibile. Un muro è solamente un oggetto che sorregge un’ ipocrisia, senza il muro, crolla l’ipocrisia.
…era sera, il chiarore del giorno stavano svanendo, nella penombra delle notte con le luci artificiali dei lampioni tutto aveva assunto un’atmosfera surreale. Ed ecco che al richiamo della musica cominciano ad esplodere i primi sintomi della vita: urla, strilli, mani che accendono luci da dietro le sbarre, palloni da calcio che volano al di qua del muro, lettere d’amore, fogli pulsanti. Ho stretto i pugni, un brivido mi è corso lungo la schiena, gli occhi hanno iniziato a bruciare, ho guardato oltre quel muro e non sono più riuscito a trattenere le lacrime. Qualsiasi cosa intorno era svanita, eravamo soli, noi a lanciare un segno di speranza, loro a raccogliere quel segno. Le due cose divennero l’uno. Entrambi provavamo le stesse emozioni, entrambi eravamo allo stesso tempo imprigionati e liberi. L’emozione si attaccò al cuore e ne divenne una parte inscindibile. Avevamo rimosso la prima pietra da quel muro…
Il Carnevale dei patetici
split Gargantha (7" 2008)
Strani incontri si fanno proseguendo su questo sentiero
Volgendo lo sguardo ai nostri lati vediamo cumuli di uomini
Intenti ad osservare il grottesco spettacolo di altri uomini
Tutti preparati a festa per quel macabro carnevale di accuse e sentenze.
Lunghi fili saldi nelle mani, stretti lacci aggrappati gli arti, soffocanti cappi al collo
dei deboli.
Tirano i fili. Stringono i lacci. Uccidono i cappi.
Frenesia continua di movimento, sete di sangue e supremazia idealista.
Dittatura dalle parole artifizie: intenti da assassini e farabutti.
Il continuo lancio di monete nel cappello dell’ingordigia
Rende infinita inerzia all’agghiacciante motore dei giusti.
Qualche volta osservando il teatrino dei patetici
Piccoli graffi ci striano il corpo…
Il dolore segna un paio di passi, poi è il ritorno di gioia
…ma ora, è tempo di proseguire
La democrazia è una bugia. Non esiste, così come non esistono esempi della sua attuazione passata o presente che sia. Essa in realtà è una forma di dittatura più celata, più annebbiata, per far si che le masse non si rendano conto dell'effettivo controllo che viene costantemente attuato. La maggioranza politica (così come la minoranza) altro non fa che rispettare determinati parametri, l'alternarsi dei partiti al potere non si può permettere stravolgimenti nelle regole base per il mantenimento della “democrazia”.
Alcune di queste regole d'oro prevedono l'utilizzo della forza e del ricatto. Il mantenimento di un corpo armata in uno stato che si professa libertario e al servizio delle persone è una delle più grosse contraddizioni si cui qualsiasi governo democratico perde in partenza. Non può esistere uguaglianza quando una delle parti in gioco è armata e addestrata ad uccidere...mai. Ecco quindi che il termine dittatura più si addice ad una amministrazione statale di tale tipo.
Tra le farse inventate per rendere il ricatto più efficace e più incisivo un posto di primo piano lo riveste l'apparato giuridico: un sistema burocratico obsoleto che si crede in grado di poter giudicare i comportamenti sulle basi di leggi scritte e fatte per mantenere uno status standard (e quindi assolutamente imparziale), un sistema, inoltre, che amministra la sua funzione solamente previo agio economico. Chi non puoi permettersi le spese necessarie non può aspettarsi nulla in cambio. Queste condizioni non possono essere accettate se una società ha come scopo la crescita culturale dei suoi individui...ma quella moderna è una società che fonda le sue radici sulla morte e sulla prevaricazione degli individui. esiste il modo per distruggere questo meccanismo: come qualsiasi oggetto il fatto che non venga utilizzato ne provoca l'usura e l' inutilità. nella nostra piccola società (di amici) quel mostro non è insinuato. la considerazione e il modo in cui viene trattata la giustizia ha connotazioni che si basano sull'amore, sul rispetto e sull'amicizia. non esiste legge che possa stare al di sopra di questi valori, non esiste legge che prenda in considerazione questo valori. Non è un sogno, non è nemmeno un'utopia.
Una divinità smette di aver forza quando nessuno più crede in lei. noi siamo pochi ma una crepa su quella statua l'abbiamo lasciata.
Accettare/Resistere l'ingranaggio
Resést (7" 2007)
L’uomo nell’ingranaggio
È l’ingranaggio madre che gira
Uomini divorati e smembrati dei sentimenti
sangue nero cola dalle sue ferite
cemento, catrame, plastica, ferro
si attaccano alla loro carne
mietere senza pietà ogni vita
regolare orologi secondo monete
frastuono assordante, vivere di stenti
…nessuno mi guarda negli occhi,
perché è così freddo qui?
Le emozioni muoiono
E vince l’assurdo
…questo è il funerale più grande cui abbiamo mai partecipato
Resistere l’ingranaggio
È la terra madre che gira
Uomini vivono e si emozionano continuamente
Sangue rosso scorre nelle mie vene
Terra, acqua, aria, fuoco
Vivono in armonia dentro di me
Piantare con amore nuovi semi
Osservare il sole irradiarsi di vita
Suonare il violino, vivere gli attimi
…vedo continuamente me stesso in altri occhi
Ed è meravigliosamente caldo
E’ un’esplosione di colori dell’anima
Non vince nessuno qui…siamo tutti magnificamente vivi.
L’amore è la mia forza, mi fa resistere l’ingranaggio.
Voglio continuare a provarlo, con tutto me stesso.
Sono vivo.
L'amore non può essere sintetizzato. Un blando surrogato generato dal meccanismo, spacciato per emozione vera, sbattuta sui giornali e ripreso dalle televisioni è il cibo che la civiltà sta dando da mangiare a cuori grigi e spenti. Il vero amore è capace di azioni al di la di ogni barriera segnata dall'uomo; limiti imposti da persone cui non è mai giunto all'animo un vero soffio di calore. Il meccanismo è ammaliante: mostra all'uomo miraggi, propositi mielosi e sfarzi pomposi, tecnologie ridondanti ed emozioni di carta. Dentro questo motore tutto è buono, tutto si incastra con il resto, tutto è creato per funzionare al meglio, secondo una fisica creata su misura, al di la di ogni naturale processo. Il meccanismo in questo modo gira...ma il prezzo da pagare per la sua corsa è alto.
Esistono persone che odiano questo motore, individui che resistono l'ingranaggio, che vogliono la sua distruzione, che non posso accettare uno stato del genere: la continua ricerca del denaro e di conseguenza della morte è assolutamente inconciliabile con coloro che hanno deciso di amare.
L 'ingranaggio, oramai, ha esteso il suo artiglio e la sua voracità su qualsiasi cosa (ovunque si guardi, lui c'è), vista quindi la sua grandezza e la sua forma, lo si può colpire in infiniti modi. I colpi assestati da coloro che amano possono essere letali per l'ingranaggio...ed egli ne ha paura. Ne ha estrema paura, tanto che cerca di inglobare chiunque lo ostacoli con ogni mezzo possibile.
Non possiamo accettare tutto ciò, è contro la nostra natura, noi vogliamo continuare ad amare, abbiamo creato le nostre armi e dal nulla che l'ingranaggio genera volgiamo uscire. I nostri mezzi sono molteplici, e affilati...e ogni giorno ne creiamo di nuovi. La fantasia per inventarli non ci è mai mancata, il tempo per usarli nemmeno. Le nostre vite sono a loro volta armi, il fatto stesso che noi esistiamo, con la nostra volontà e i nostri pensieri è pericoloso per l'ingranaggio. E di questo ne siamo coscienti, così viviamo al massimo ogni momento e ogni istante, con gran determinazione...più forte scorre il sangue nelle vene, sempre più vibra e si flette il corpo...l'ingranaggio trema.
“...Cultura! Dispensano la cultura per regnare meglio. Bellezza! Offrono la bellezza che rende schiavi. Non fanno altro che creare generazioni d' ignoranti letterati... la cosa più facile. Non lasciano niente al caso. Catene! Tutto quello che fanno serve a forgiare catene e a rendere schiavi. Ma gli schiavi finiscono sempre per ribellarsi.” F. Herbert
Il Sogno
Resést (7" 2007)
la gente non capisce, non capirà mai
la rabbia e l'angoscia che provo dentro me
cercando la purezza, cercando dentro ai cuori
quello che trovo è rassegnazione
...di gente ormai stanca della vita
una volta lottavano per i loro sogni
la vecchia li ha resi deboli
la ruggine ha logorato i loro cuori
dimenticando cosa significa essere padroni di se stessi
Quando l'ingranaggio vince su una persona il risultato è devastante: la voglia di provare tutte le emozioni che la vita può dare viene meno, soppiantata da una sterilità allarmante, involucri vuoti che pensano solo ad arrivare a fine mese, a sistemarsi economicamente, a staccarsi da qualsiasi legame con la natura. Inglobati in un vortice nero continuano le loro vite ma in realtà sono già pronti per la morte: che essi siano vivi oppure no, non fa alcuna differenza. Nulla danno ora, nulla lasceranno poi. Il sentiero che abbiamo intrapreso è diverso, siamo nel mezzo di una ricerca: tra persone “meccanizzate” e robot di carne esiste ancora chi usa cuore e cervello (...ma sono pochi, sono molto pochi). Cuore per parlare con il mondo, cervello per capire il mondo. Quando queste persone si incontrano si tengono strette le une alle altre, mai permetteranno la loro divisione... stringendosi i sogni mettono radici ancora più forti.
“…lentamente le cose tendono svanire, con esse tutte le speranze, le passioni ed i sogni diventati, ormai, un ricordo annebbiato di una gioventù che riporta sorrisi malinconici. Non voglio smettere di sognare: sogno per fuggire dalle cose ce cambiano troppo in fretta, sogno per fuggire da un mondo che odio, sogno perché vi posso trovare un rifugio solido e confortevole…sogno perché non ne posso fare a meno. Ma più sogno e più soffro, perché so di non poter trovare nessun riscontro nella realtà: questo contribuisce ad aumentare la mia solitudine…ne vale la pena…” (ROID ’99)
Inverno, storia del gatto e delle oche
Resést (7" 2007)
Non riesco a capirti, oppure non voglio capirti
Potrei essere compromesso, tutto ciò che ho potrebbe essere compromesso
Ormai sono vecchio e non posso abbandonarmi
Amico mio, tu non sei vecchio, il tuo corpo forse lo è
Ma se hai avuto il coraggio di parlarmi noi due siamo nati lo stesso giorno
E non avere paura di ciò che ti potrebbe capitare
Perché d’ora in avanti io ti difenderò, tu ora sei in me
Come posso fare? Mi chiedi forse troppo
Chiedi troppo ad un corpo logorato dagli anni e ad una mente stanca e affannata
Ho paura del peso che mi potrebbe cadere addosso…soccomberei sicuramente
Se ora però ti stringo forte a me potremmo forse resistere al peso
E magari invece di soccombere entrambi ne usciremo feriti, ma ancora in grado di camminare
Ti voglio mostrare una cosa, ora che il tuo cuore è pronto
Guarda quel gatto…sta facendo una cosa che pochi possono vedere
Sta insegnando alle oche a bere dalla fonte, e sta giocando con loro
Non hanno paura, potrebbe essere il loro carnefice
Invece le considera come figlie
Ciò che mi hai mostrato mi ha ferito dentro
Anni passati in questi luoghi e non mi sono mai accorto di nulla
Di ciò che stava accadendo, di ciò che avrei potuto vedere con i miei stessi occhi
La mia mente era persa in assurde menzogne
Capisco ciò che provi, è stato così anche per me
Ora puoi girarti intorno e guardare, riuscendo a vedere oltre
Il tuo inverno è finito e la primavera stà sbocciando…
Caro padre, ora le tue lacrime mi sono di conforto
E ti prego di accettarmi accanto a te
Figlio mio, avvicinati e lasciati abbracciare
Mai come in questo momento mi sono sentito vivo
Mai come ora le lacrime mi hanno aiutato
…ti prego stringimi…domani non so dove sarò
ma per ora voglio gioire di questo attimo
…stringimi
Ancora più difficile di staccarsi dall' ingranaggio è accettare e capire chi ha deciso di battersi per distruggerlo, chi cerca con tutte le forze di vivere la propria vita in modo più armonico e vicino ai cicli della terra. Perchè l'ingranaggio per natura non accetta il diverso, non può accettarlo per sua stessa forgia...se così non fosse, esso non avrebbe ragione di esistere. Ecco quindi che tutti coloro che hanno preso delle decisioni troppo “estreme” per i canoni meccanici del sistema di rotelle diventano i diversi, diventano pericolosi e troppo destabilizzanti, minacciano un sistema già di per sé traballante, rischiano di distruggere tutti i sottili fili del controllo e dell'economia sfrenata e sfruttatrice...ed è tutto vero, perchè la vita al di fuori dell'ingranaggio è stupenda, chi l' ha vissuta può confermarlo. La nostra lotta vuole riportare le nostre vite e quelle di quanti possiamo a delle condizioni migliori, più armoniche con il tutto e il singolo. Non deteniamo chissà quale privilegio o sapienza, solo chiediamo un minimo di comprensione, un attimo per poter parlare e spiegare quel che pensiamo. Sicuramente molti, dopo aver udito le nostre parole, continueranno la loro strada. Comprensibile... e allo stesso tempo plausibile: a volte compromettersi un poco può voler dire troppo per chi vive nell'ingranaggio. Coloro invece che hanno già odorato le malfunzioni possono capire. L’inganno è visibile a tutti, basta avere occhi. Il sogno è visibile a tutti, basta avere cuore. Cresciamo all'interno del motore, ci si aspetta da noi di essere ben inseriti e produttivi, di creare quello che qualcuno ama definire il “benessere”, ovvero della merce, dei prodotti. Gli oggetti restano tali...sempre. Mai potranno superare il valore di un uomo, un animale o della natura stessa... è tutto qui. Quando la travolgente verità di questa constatazione prende forma nella coscienza l'inverno che fino a quel momento avvolgeva il cuore cessa e un nuovo sentiero si aprirà davanti. La decisione è fondamentale: cominciare la salita per raggiungere l' intricata e magnifica foresta che si trova in cima o continuare sul sentiero in discesa, molto più facile da percorrere, ma che sfocia su un abisso...
...forza, mi sembra già di sentire l' odore che proviene da quegli alberi, non preoccuparti, ti sto tenendo la mano, ora che ti ho trovato non la lascerò più.
Non permetterò più a nessuno di decidere per me, figlio mio. Voglio raggiungere la cima e lo farò con te.
Guarda, i gatti sono già arrivati su, ci stanno spettando... dove sono le oche?
Sono qui, dietro di noi...arriveremo in cima insieme.
Così berremo tutti da quella fontana... padre, sto tremando dall'emozione al solo pensiero.
Bambino mio, grazie per tutto quello che hai fatto per me. Anche se sono vecchio tu mi hai donato una seconda vita. Ora ho per amici oche e gatti. Quanto tempo ho sprecato inutilmente...ora non fuggirò più... coraggio, la vetta è sempre più vicina.
Amore Nero
L'Unico Elemento (LP 2004)
Lo sento mi prende allo stomaco Tutto è ciò che è, così naturale Sento i colori dentro, i colori dentro Bruciami ora perchè dopo potrei controllarti Distruggi pure il mio corpo Voglio assaporare tutto ciò che mi offri Mi lascio a te, trasportami dove vuoi Io .... ora sono tuo figlio Posso avere sbagliato Cerco dentro nell´immensità del nulla Qualcosa a cui agrapparmi Ma tutto è in polvere Cosa mi resta .... cosa ho Il mio cuore ... contro un mondo che mi vorrebbe morto Le parole .... per ferire per fare sanguinare Le mie ossa .... per resistere il peso della sconfitta L´AMORE NERO Sì, L´AMORE NERO Le mie mani per stringere quel poco che mi resta E quel poco è tutto ciò di cui ho disogno tutto ciò di cui ho bisogno il mio cuore .... le parole .... le mie ossa .... L´AMORE NERO.
Vita e Morte. Amore e Odio. Non è possibile svincolarli. Odio in me è come l’Acqua, essenziale. Amore in me è come il Fuoco, indispensabile. Vita è sublime e leggera, come l’Aria. Morte è nella Terra, dove tutto ritorna. Odio trascina, non è possibile resistergli. E ti annebbia dentro, ciò che vedi è solo ciò che ti vuol far vedere, ma non è errore. Odio fa parte di me, è nella mia vita. Odio e Vita sono indissolubilmente legati tra loro. Solo dopo esserti fatto travolgere, quando ti senti disintegrato dentro, quando ti chiedi se è stato giusto o no, guardando nella parte più intima, ti scopri. Io amo Odio. Amore è il capo della corda, Morte la sua coda. Amore è il sentimento più bello che ho mai provato nella mia vita… ma fa male. Fa più male di Odio. Perché Amore e il capo della corda, Morte la sua coda. E Quando arriva Amore, presto o tardi arriva anche la coda. E non puoi smettere di tirare. Ciò che puoi fare è cercare di essere più forte, perché se hai Amore, quello vero, nemmeno il tempo avrà modo di girare la clessidra… e Morte si dovrà inchinare. L’esperienza di vivere in un mondo del genere porta inevitabilmente a provare odio. Chi non riesce ad essere sopraffatto da questo sentimento probabilmente è stato anestetizzato dalle “medicine” della civiltà oppure il suo sentimento viene ridiretto su fattori che possono ritornare utili ad un sistema di controllo sempre più vincolante. L’amore esplode nella morte, paradossalmente. Quando viene mancare chi lo scatena e resta tutto dentro… e fa soffrire… quanto fa soffrire… ma l’amore è l’unico sentimento che vince sulla morte e sul tempo perché ti fa portare dentro il ricordo indelebile… fino al momento in cui morte verrà e allora non si dovrà più soffrire perché ci si rincontrerà… da qualche parte. Aspettando di riabbracciare mia nonna
Odio in me è come l’Acqua, essenziale. Amore in me è come il Fuoco, indispensabile. Vita è sublime e leggera, come l’Aria. Morte è nella Terra, dove tutto ritorna.
Odio trascina, non è possibile resistergli. E ti annebbia dentro, ciò che vedi è solo ciò che ti vuol far vedere, ma non è errore. Odio fa parte di me, è nella mia vita. Odio e Vita sono indissolubilmente legati tra loro. Solo dopo esserti fatto travolgere, quando ti senti disintegrato dentro, quando ti chiedi se è stato giusto o no, guardando nella parte più intima, ti scopri.
Io amo Odio.
Amore è il capo della corda, Morte la sua coda. Amore è il sentimento più bello che ho mai provato nella mia vita… ma fa male. Fa più male di Odio. Perché Amore e il capo della corda, Morte la sua coda. E Quando arriva Amore, presto o tardi arriva anche la coda. E non puoi smettere di tirare. Ciò che puoi fare è cercare di essere più forte, perché se hai Amore, quello vero, nemmeno il tempo avrà modo di girare la clessidra… e Morte si dovrà inchinare.
L’esperienza di vivere in un mondo del genere porta inevitabilmente a provare odio. Chi non riesce ad essere sopraffatto da questo sentimento probabilmente è stato anestetizzato dalle “medicine” della civiltà oppure il suo sentimento viene ridiretto su fattori che possono ritornare utili ad un sistema di controllo sempre più vincolante.
L’amore esplode nella morte, paradossalmente. Quando viene mancare chi lo scatena e resta tutto dentro… e fa soffrire… quanto fa soffrire… ma l’amore è l’unico sentimento che vince sulla morte e sul tempo perché ti fa portare dentro il ricordo indelebile… fino al momento in cui morte verrà e allora non si dovrà più soffrire perché ci si rincontrerà… da qualche parte.
Aspettando di riabbracciare mia nonna
Febbraio '94
L'Unico Elemento (LP 2004)
Gli spazi si ristringono sempre più Ciò che rimane dei nostri amori è negato La cella è sempre più opprimente Tutto divente lavoro, alienazione Impera il grigiore l'ottusità Tutto è vuoto ! I colori stringono Teniamoci strette quelle poche note rosse Che sono nostre Che sono mie E le loro stupende sfumature viola ....TUTTO !
Come le carceri, i manicomi e gli ospedali psichiatrici possono solamente rinchiudere un corpo. I pensieri, i sogni, le speranze continuano a essere attivi e di conseguenza minacciosi per coloro che vedono nella forza individuale un pericolo. Questa poesia è stata scritta da una persona non adatta a vivere negli standard di normalità, per cui rinchiusa in un manicomio. Il pregiudizio l’aveva condannata ad essere “malata di mente” e quindi emarginata. Noi non lo accettiamo: il cervello dell’uomo è un’ universo talmente vasto che nessuno si può arrogare il diritto di giudicarlo sano o malato. Saccenti ed esperti dottori psichiatrici osservano e giudicano dei comportamenti che loro e la società non ritengono normali tacciandoli come malattia e quindi da curare. Fin dal passato i “malati” venivano curati con metodi più riconducibili a torture corporali (elettroshock, lobotomia, ecc.) mentre ai giorni nostri, visto l’enorme guadagno che le case farmaceutiche possono trarne, sono stati introdotti nuovi metodi come l’assunzione sistematica di psicofarmaci e medicinali che annullano ogni volontà. Come sempre, in ogni problema, la causa si trova in un fattore scatenante e non in un comportmento. Ad ogni anomalia corrisponde un trattamento specifico che non tiene in considerazione minimamente le cause di tali atteggiamenti. Le malattie psichiatriche sono create da noi stessi e dalla nostra "progredita" civiltà che non vuole considerare ed accettare chi è diverso, chi guarda con occhi diversi le cose, chi gestisce diversamente i propri sensi. Quel che si può fare è, conoscendo i propri limiti, aiutare, a modo suo, chi vuole essere aiutato… la cella è solo un involucro e rinchiude un mondo magnifico, che chiede solo di poter vivere.
Fuoco e tempesta
L'Unico Elemento (LP 2004)
Guardateci tutti, siamo qui e stiamo ballando Attorno al fuoco, e stiamo ridendo A qualcuno potremmo sembrare bambini Ma è proprio ciò che siamo Balliamo e balliamo e il fuoco ci segue e ci rincorre Siamo dentro .... siamo fuori .... OVUNQUE Brilla la fiamma dei miei occhi mentre guardo il mondo È tutto così fragile : qualsiasi cosa può essere fuoco Chi non ci conosce è il dio della tempesta Ci vuole spegnere .... ci vuole fievoli Ma lui non lo sa, lui non se lo immagina Anche nella tempesta più violenta No, non siamo soli .... il suo fulmine un nostro amico IL SUO FULMINE .... UN´ALTRO FUOCO E il ballo ricomincia senza sosta Ancora in piedi ancora forti Con tante ferite, ma ancora VIVI Fino al mattino .... fino all´alba Attraverso la notte più buia Via via oscurità .... SOLO IL FUOCO MI SCALDA.
Ciò che sento dentro è fuoco. Non potrei spiegarlo diversamente. Impulso. Scintilla. Fiamma. Ogni momento della mia vita arde e porta con se tutto quello che può implicare il forte desiderio di incontrollabilità. Una luce conscia della sua forza e dell’enorme potenza che può avere. Una luce che si scontra duramente con tutto quello che è oggi considerato “considerabile”. Un mondo devoto solamente al culto della morte e della distruzione in cui fermarsi un momento per godere del tepore del sole o per diventare momentaneamente parte di un elemento non è ammissibile, il dio moderno non può ammettere un calo della sua “produzione” (parola rivoltante). E allora che scontro sia: non temo nulla. Ho consapevolezza che la mia appartenenza a questo mondo non è vincolata a meschine invenzioni dell’uomo. Nello stridere della lotta, quando tutto sembra crollarti adosso perché intorno ti viene creato il nulla, ti rendi conto della vera forza…la vera forza che culli dentro, il fuoco, la distruzione delle macchine, la scintilla, e tutto ciò che mi attornia è fuoco, il mio nemico non è altro che combustibile per il fuoco… nell’oscurità del cemento, dei meccanismi e dalla tecnologia non può crescere nulla, dalla cenere invece può nascere un albero.
IL RICORDO
L'Unico Elemento (LP 2004)
E adesso .... è vuoto Stasera sono rientrato con solo un tremito ad accompagnarmi Ed ora qui spero di sentire ancora la tua voce un´altra volta a chiamarmi Ti supplico .... chiamami Fatti sentire ancora .... fammi sentire ancora dimmi che esisti anche solo dentro me Difficile .. credere di non poterti più vedere al mio fianco Di essere parte del tuo dolore .... di non riuscire a capire il tuo dolore Ed ora .... l´ho fatto ancora... ho riaperto quella porta Ma questa volta non mi sono trattenuto Tu .... eri ancora lì, io .... ti sento Tu sei ancora lì .... chiamami Qualche frutto ancora sul tavolo, l´ho mangiato seduto sul letto Accarezzando il tuo cuscino, sento ancora quell´odore nell´aria Ed ora ogni oggetto mi racconta una favola Dai miei occhi, non posso fare altro .... che donarti il mio bianco amore.
La luna
L'Unico Elemento (LP 2004)
Con lo sguardo rivolto alla luna, Assaporo nell'aria l'odore della libertà È la voglia di vita che chiama La voglia di vita che chiama ORA è questo il momento Chiamano, strillano, ridono ORA È giunto il momento Ridono, strillano, mi chiamano SOLO È rabbia che provo è solo Migliaia di occhi attorno a me Vite spezzate e mai vissute Vite negate da gelidi cuori Quest'è l'ultima notte in prigione (E) con l'alba la morte sarà già lontana È l'amore che arma la mano Che da voce a chi voce non ha Che risveglia le vite negat e Un desiderio infinito di libertà ! di libertà ! di libertà ! Corro con voi, con tutti voi Per campi, nei fiumi su strade e città Piango per voi, per tutti voi ... La notte vi chiama FINALMENTE LIBERI !
E’ fatta. Il mio corpo prova solo gioia. E’ una gioia nuova, mai provata prima. Non facile da spiegare. Sono passate solo poche ore da quando, steso sull’erba bagnata aspettavo il momento giusto per agire, e ancora non sapevo cosa avrebbe significato questa notte per me. In quell’attimo, durato un’intera vita, non potevo neanche immaginare cosa avrei visto al di la di quella rete. Forse sarà solo una mia impressione ma anche la luna, questa notte, mi è accanto… Ed ora, ancora un attimo!…e via! Lontano, di corsa, tutti insieme! Mentre corro il cuore mi batte all’impazzata, vedo tantissime ombre fuggire e dileguarsi nella notte, rischiarate solamente dalla pallida luce della mia complice. Questa notte è successo qualcosa di unico, ora ne sono convinto, la mia vita non sarà più la stessa, questo breve momento all’interno della mia esistenza è diventata una storia bellissima, una storia che insieme a tante altre può diventare un’ incredibile racconto. Un racconto a cui chiunque può prendere parte.
Le Urla
L'Unico Elemento (LP 2004)
Sono il sangue che bagna le tue mani Sono il dolore per cui provi piacere Guardi nei miei occhi (colmi di terrore) e ridi Colmi di terrore .... e ridi Guardi nei miei occhi e ridi Il senso di superiorità ti riempie di orgoglio Per la continua ricerca del falso Ma secoli di sbagli trovano l´appoggio Di chi dal falso ha creato un impero Ed io sono l´ennesima vittima sacrificale IO ENNESIMA VITTIMA SACRIFICALE Il mio corpo trafitto da freddo acciaio è il mio corpo PADRONI DEL MIO CORPO Non ho più il controllo o forse non l´ho mai avuto In quest´apice di agonia continui a ridere ODIO VENDETTA GIUSTIZIA nella mia mente Ma la bestia sono io e tu che rimani In silenzio davanti a tutto questo sei complice e carnefice.
Non vogliamo sentire, vedere, parlare. Siamo noi in prima persona a non voler accettare l’esistenza di atroci realtà, barbarie, vili persecuzioni per il benessere di pochi; ma sembra che non vi sia più memoria, che si sia dimenticato ciò che è stato in passato e quindi ripetiamo gli stessi errori: deturpiamo questo pianeta, cancellando culture ed etnie, combattendo guerre assurde… è un olocausto continuo. Perché il nostro tanto amato ed osannato benestare è ancora a discapito di esseri viventi che vengono sfruttati solo perché considerati di categoria inferiore, che sia l’operaio sottopagato di una multinazionale, nei così chiamati paesi in via di sviluppo, sia il bambino costretto a lavorare nelle condizioni più atroci o, ancora peggio, costretto ad uccidere per una stupida guerra di territorio (finanziata da multinazionali per il controllo delle risorse) nei paesi del terzo mondo e infine (ma non per importanza) che siano le creature nate per soddisfare i nostri appetiti alimentari deviati e i nostri piaceri malati, coloro che non hanno voce in capitolo e nel pensiero comune di tutti, nemmeno sentimenti. Per cibo, ricerca scientifica, sport e diletto, a questo servono codesti “oggetti”, rinchiusi, violentati, picchiati, squartati, sezionati, bruciati… E la lista è ancora lunga… Ma continuiamo ad andare avanti, a non vedere, troppo veloci sulle nostre auto, troppo impegnati con il nostro nuovo cellulare, perché dobbiamo consumare, produrre e consumare ciò che produciamo, produrre nel lavoro, consumare nel tempo libero, e intanto non parliamo, se non di calcio, reality show, donne da calendario, ecc. lobotomizzati da anni di informazioni spazzatura che hanno appiattito le coscenze e il senso critico delle persone, e non sentiamo le urla di disperazione che ogni giorno ci circondano, assordati dal rumore continuo di questa società e rinchiusi sotto una campana di vetro che è il nostro egoismo. Bisogna reagire, squoterci da quel torpore che troppo spesso avvolge la mente, iniziare ad informarsi, criticare, divulgare ed agire, queste sono le armi in questa lotta per la vita, non per uno stato, un governo ma per noi stessi, per le persone a cui vogliamo bene, per il prossimo animale non umano o umano che sia, per i nostri fratelli, per il solo fatto che vivono, piangono e sanguinano come noi e per guardare tutti quegli occhi innocenti che chiedono aiuto e per non voltargli le spalle, affinchè cessino le urla di dolore e sofferenza ed inizino quelle di gioia per tutti gli esseri viventi della terra.
LETTERA (di Nicola Sacco)
L'Unico Elemento (LP 2004)
Possono bruciare i nostri corpi, non possono distruggere le nostre idee esse rimangono per i giovani del futuro, per i giovani come te ricorda figlio mio la felicità dei giochi non tenerla tutta per te cerca di comprendere con umiltà il prossimo, aiuta il debole aiuta quelli che piangono aiuta il perseguitato, l'oppresso loro sono i tuoi migliori amici.
Siamo sempre più legati al materialismo e più consumiamo, più concetti come lotta, ideali, etica, morale, giustizia, uguaglianza vanno svanendo inghiottiti dal mercato globale e così rimaniamo impassibili alle continue violenze che ogni giorno ci circondano, nella nostra realtà quotidiana, nazionale, europea, mondiale e che non cessano mai. Considero la lettera di Nicola Sacco una sorta di passaggio di consegna alle generazioni future (nella figura di suo figlio), nel continuare ciò che stavano portando avanti i compagni di quel tempo che avevano a loro volta ereditato e raccolto da quelli passati…se noi rappresentiamo il futuro…credo che abbiamo altamente deluso le aspettative dei nostri “padri”; siamo per lo più generazioni senza radici, persi nel caos del consumo, dei media, in sogni di arrivismo nella società del lavoro non più divisa in classi, ma più verosimilmente in caste, l’illusione di essere liberi ci consola, ci fa sentire vivi e fortunati di non essere come quei primitivi che vivono alla giornata, nutrendosi con ciò che la natura offre loro per vivere, completamente disinteressati (o forse semplicemente più saggi per aver capito la vita) a ciò che il progresso mira, ricchezza e profitto per pochi e così queste realtà stanno svanendo schiacciate dal peso delle multinazionali, una storia che si ripete dai tempi del colonialismo, ma si continua ad avanzare, ad avere fiducia nel progresso, nella ricerca, nella scienza, che troverà la soluzione di un problema innescandone un altro… Intanto il silenzio regna, è forse la paura di perdere le nostre sicurezze, i nostri comfort, la nostra tranquilla quotidianità? Possiamo davvero essere così egoisti? Rimanere indifferenti a ciò che stanno facendo, senza muovere nemmeno un dito, spendere almeno una parola? Non dobbiamo forse raccogliere quella speranza di libertà costata a milioni di persone umiliazione, fatica, sacrificio, violenza fisica e psichica, morte, anni di lotte e fame di chi è venuto prima di noi e che anche per noi ha combattuto e sofferto? Non abbiamo forse l’obbligo di combattere per noi stessi e le generazioni future? Con che dignità, con che coraggio riusciremo a sostenere i loro sguardi? Aiuteremo l’oppresso, il debole, il perseguitato o non vogliamo più che siano nostri amici? Se non adesso, quando? Se non sarai tu, chi sarà per te?Apri gli occhi e stringi i pugni,ed è solo il primo passo…
Morire
L'Unico Elemento (LP 2004)
Apri le tue mani Lascia scivolare la tua vita tra le dita Dimentica il passato e il tuo pensiero Dimentica tutto ciò che è vero e sincero Il riflesso di te pian piano sbiadisce e L'ombra rimasta viene assorbita nel grigio di Chi non capisce e cammina nell'unico sentiero costruito dal grande impero, Che impone modelli di vita Apatia, solitudine, apparenza e paura Dove la cultura è fatta di plastic a e l'informazione è manipolata. Ma il sentiero è dritto e sicuro Anche se freddo e scuro E poi non vuoi diventare come coloro che vivono lungo il tuo cammino Esseri colorati e strani, urlano il loro odio Piangono di gioia, ridono del dolore pagano il prezzo dei propri sbagli sulla loro pelle lanciano sassi sulle tue sicurezze amano il rischio di vivere e sanno per cosa morire !
Ogni giorno è la solita routine, oggi uguale a ieri, uguale a domani, è l’ingranaggio madre che gira, che ci logora giorno dopo giorno; ci stanno togliendo tutto, i nostri spazi, le nostre idee, i nostri sentimenti, la nostra vita e anche la nostra morte, possiamo solo scegliere ciò che possiamo consumare.
Tutto si basa su una cultura che crea pedine sacrificabili in nome del progresso ed è un lavaggio del cervello che inizia sin da piccoli con l’ istruzione, nelle chiese, nella famiglia o davanti alla televisione… non pensare è la regola, un destino già segnato: scuola, lavoro, casa e nucleo famigliare… è già tutto pronto perché affannarti a pensare, chiedere, discutere, contestare? Cosa pretendi di più? La risposta è il sogno, l’infinito desiderio di libertà che è dentro noi, che infiamma i nostri animi, che ci fa ridere del dolore e piangere per la gioia, che ci fa sentire ingranaggi impazziti che amano, odiano e pagano il prezzo delle loro lotte con loro stessi, che conoscono il coraggio e la paura ma lanciano lo stesso la loro forza contro ogni certezza, che sanno di non essere perfetti in quanto uomini e che amano a dismisura la vita e proprio per questo, sanno di dover morire.
Speranza morta nel tempo
L'Unico Elemento (LP 2004)
Tu piccola farfalla Dalle alucce tremanti e colorate Tu piccola farfalla, tremante e colorata Ricercavi quel miele fatto per te dai fiori Ma hai trovato un veleno così dolce e mortale Poi le tristi corsie senza giochi e risate E decidono i grandi, sono esperti e sicuri Non concedono ore, non vi sono gli appelli E si stacca la spina ai tuoi soli due anni Ripenso a Jessica Presuntuosamente dichiarata morta Guardo il vostro mondo di macchine e lo rinnego Ciniche macchine decidono della mia vita Non siamo carne da ricambio.
Uno dei campi della scienza in cui l’uomo sta dimostrando più ignoranza è senza dubbio quello medico. Scienza che ai giorni nostri è da considerarsi nè più nè meno che un mercato schiavo di denaro, arrivismo, immagine, ecc. Una delle sue branchie più aberranti è rappresentata dall’espianto e trapianto di organi. Nel pensare comune è stato inculcato a forza, mediante errata informazione, che il corpo umano possa essere facilmente modificabile nel qualcaso una sua parte non funzioni più correttamente, un po’ come un motore danneggiato con i vari pezzi di ricambio. Ciò che viene abilmente mascherato è che per prelevare organi sani il “donatore” deve essere vivo, perché il processo di necrosi inizia nel momento esatto della morte e gli organi devono essere perfetti e privi di sangue al loro interno. La morte cerebrale è solamente una farsa inventata per legittimare degli assassinii. La morte cerebrale non esiste. Una macchina dice che il tuo cervello non funziona più però il tuo cuore continua a irrorare di sangue i tessuti e gli organi. Per cui vivo. E’ sicuramente un argomento che genera opinioni nettamente contrastanti causa la non informazione fatta in primis dalle varie associazioni istituzionalizzate e in secondo luogo da chi con questi introiti ricava enormi capitali (ospedali, equipe mediche, ecc) e a volte per qualcuno può essere difficile accettare il fatto che un trapianto non è mai un bene, anche per chi lo riceve. Ricordiamo che la biodiversità non esiste solo tra specie diverse ma anche e soprattutto tra singolo e singolo, per cui se un organo nasce con un patrimonio genetico unico non sarà mai compatibile ad un corpo estraneo al suo (difatti chi riceve un organo è costretto all’assunzione di medicinali anti-rigetto) e comunque dovrà essere sempre controllato per evitare che venga "sputato" fuori. Jessica era una bambina di due anni, soli due anni; dopo essere stata dichiarata morta cerebralmente venne espiantata. Uccisa da mani affamate di denaro e di una pagina di giornale, tutti convinti che quei piccoli organi potessero salvare altre vite… nulla di più sbagliato. Le cause di questi mali apparentemente irreparabili vanno ricercate a monte, in un mondo sempre più avvelenato e malato che riversa tutto il suo inquinamento su un uomo sempre più privo di controllo. A pagarne le conseguenze allora fu una bambina di due anni, domani potrebbe essere chiunque.
Storia Del Violino E Della Rosa
L'Unico Elemento (LP 2004)
Hai visto le mie mani, si le sto nascondendo Ho paura che tu non possa capire Ma se è questo ciò che vuoi, non mi tirero indietro …è sangue, sono ferito per stringere la rosa fin’ora ho usato solo tre dita ma dammi la certezza che il vetro possa frantumarsi e io la stringerò con tutte e due le mani e la terrò talmente forte da non sentire più il dolore suonerò il violino ancora più alto sporcherò la dolce melodia con il dolore del mio corpo dissanguerò il mio spirito e te ne donerò il frutto … la mia essenza. Suona violino, sempre più forte Sgorga sangue, sempre più veloce Questa volta qualcuno ci ascolta Non ci sarà un tragico epilogo Qualcuno si è seduto E ha aperto il suo cuore.
Comunicare è qualcosa che si sta perdendo, la modernità ha sempre di più sterilizzato e uniformato i mezzi che trasportano messaggi, o tende a preservare solo quelli che fanno comodo e che possono dare un riscontro monetario. Questo non posso tollerarlo. Il mio comunicare deve arrivare inalterato a chiunque ne voglia trarre giovamento e a tutti coloro che sono disposti ad ascoltare e rispondere, per creare un dialogo. Le persone non vogliono ascoltare, specialmente se quello che dico le turba e le tocca da vicino, nel loro mondo e nel loro cerchio. Quello che propongo è così doloroso e pericoloso da potermi uccidere, e se nessuno è disposto a sentire, la mia morte non sarà servita a nulla…ma basta solo che qualcuno sia disposto a fermarsi, anche solo un piccolissimo istante, ed ecco allora che la mia voce tuonerà e squillerà ancora più forte, senza sosta… e sicuramente morirò, ma qualcuno porterà dentro di se una mia parte, e a sua volta la donerà ad altri, che a loro volta la doneranno ad altri… e ad altri… e ad altri…
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